| Tra gli anfratti naturali di un paesaggio artistico, ricavata nella roccia carsica (tufo), si trova la famosa chiesa-grotta dedicata all’Arcangelo Michele, certamente la prima cattedrale di Gravina, intorno all’anno 1000.
Il complesso, di cui nella civiltà rupestre non è stato scoperto uno più grande per estensione, si apre con un atrio luminoso da cui, attraverso una scala in tufo, si accede al piano superiore e, attraverso un corridoio non molto largo, alla chiesa-grotta. La volta, monolitica e piana, è sorretta da quattordici pilastri che congiungendosi formano archi rudimentali. Sul fondo termina con absidi appena abbozzate, le cui pareti mostrano ancora affrescati un Cristo Pantocratore e Santi. Sugli altari, naturalmente di epoche successive, sono collocate la statua in pietra del Gargano di San Michele, al centro, e quelle in gesso degli Arcangeli Gabriele e Raffaele ai lati. In una grotta adiacente la chiesa, i resti umani dei gravinesi trucidati dai saraceni nel X secolo. Maestoso esempio della grandiosità di un “habitat rupestre”.
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